Parmigiano Reggiano  – il Piano di Bertinelli

Nicola Bertinelli – Presidente Consorzio del Parmigiano Reggiano

Bertinelli: in due anni dovremo trovare nuovi spazi di mercato.  “In due anni dobbiamo trovare uno spazio di mercato pari a uno Stati Uniti e due Canada”. I quattro pilastri su cui si svilupperà il programma quadriennale di Nicola Bertinelli.

di Lamberto Colla Noceto, 28 dicembre 2017 – Come ormai è consuetudine si è tenuto a Noceto, organizzato dalla cooperativa di servizi “Agriverde”, il tradizionale incontro di fine anno con il Presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano per fare il punto della situazione del Re dei formaggi e valutare le prospettive future, anche alla luce dell’aumento produttivo che si è realizzato in questi ultimi anni.

Scaccaglia – Bertinelli e Pattini

A Mauro Scaccaglia e Stefano Pattini il compito di fare gli onori di casa e di presentare il Nuovo Presidente del Consorzio, anche se, a onor del vero, Nicola Bertinelli come sottolineato da Scaccaglia, “E’ un vicino di casa”  e perciò già ben noto agli operatori agricoli intervenuti numerosi alla sala civica del Comune di Noceto.

“Non pensavo che l’incarico al Consorzio fosse così impegnativo – ha esordito Nicola Bertinelli -. Abbiamo preso in eredità pesante, perché per la prima volta il Consorzio ha in gestione 3.650.000 forme. Il Parmigiano Reggiano viene venduto mediamente ogni 22 mesi. Quindi nel 2017 abbiamo venduto il formaggio fatto nel 2015 pari a 3.300.000 forme. Se nulla cambia, 3.300.000 forme rappresentano l’equilibrio di mercato per consentire alla filiera di avere una remunerazione adeguata di tutti i capitali investiti. Ma nel 2016 abbiamo prodotto 3.470.000 forme, ovvero 170.000 forme in più. Nel 2018 dovremo perciò collocare 170.000 forme in più rispetto all’equilibrio di mercato. Nel 2017 stiamo sfondando il muro delle 3.650.000 forme che corrispondono a 180.000 forme in più da vendere nel 2019. 2018 più 2019 avremo quindi da collocare 350.000 forme in più che, se rapportate ai 3,3 milioni, rappresentano un +10%. Per dare una fotografia di quanto valgano, gli Stati Uniti, che sono il nostro mercato estero più importante ne assorbe 250.000 e il Canada 50.000 forme. In due anni dobbiamo trovare uno spazio di mercato pari a uno Stati Uniti e due Canada”.

Nicola Bertinelli

Il primo pensiero, da quando è diventato Presidente lo scorso 11 aprile, dopo avere analizzato i dati, è stato di mettersi a testa bassa e cominciare a pensare come sviluppare questi spazi di mercato. Girando vivo una strana sensazione, da un lato un grande entusiasmo perché mai come oggi il nostro comparto sta vivendo un momento così positivo, ma dall’altro c’é la sensazione che “prima o poi arriva una tramvata” cioè sembra un po’ come essere a Napoli sotto al Vesuvio, c’è il mare, c’è il sole ma prima o poi il vulcano erutta”.

I mercati non sono delle calamità naturali.

Utilizzando la similitudine di “Napoli”, Nicola Bertinelli ha inteso sottolineare che i mercati “non sono delle calamità naturali ma sono il risultato delle strategie che si intraprendono.”

Insomma  occorre attrezzarsi per sostenere e reggere i momenti più difficili e siccome i dati sono chiari nell’indicare quando il prossimo “uragano” colpirà in zona, Nicola Bertinelli, appena insediato al vertice del Consorzio, ha perciò immediatamente messo in campo tutta una serie di strumenti atti a ammortizzare l’impatto negativo allo scopo di mantenere remunerativo il lavoro di tutti gli operatori di filiera, anche nei momenti di maggior tensione.

Non tutti gli uragani sono come Kathrina. Costruiremo la nostra strategia su quattro pilastri. Innanzitutto, il mercato nazionale: ci sono 3,5 milioni di famiglie fedelissime al Parmigiano Reggiano, 3,9 milioni al Grana Padano e 14 milioni di famiglie che comprano indistintamente uno o l’altro. Significa che noi non siamo stati molto bravi nel passato a far capire la distintività del Parmigiano Reggiano.”

La strategia.

Innanzitutto occorre fermarsi. Bloccare la produzione per dar tempo ai mercati di metabolizzare il surplus produttivo che si è venuto a generare in questi ultimi anni. Individuati perciò i gruppi di potenziali consumatori (dalle neo mamme agli anziani per passare dagli sportivi e così via) “dobbiamo pertanto mettere in campo azioni di riposizionamento della marca, comunicando ai consumatori e riempiendo di contenuti la marca Parmigiano Reggiano. La nostra brand equity è altissima, ricca di contenuti, anche nuovi, da individuare e meglio trasmettere, ma dobbiamo spiegare che il nostro prodotto è insostituibile

Una campagna di comunicazione che andrà a “colpire” i target ben identificati e utilizzando tutti gli strumenti più efficaci, dalla campagna televisiva, ai social media per arrivare anche concorsi a premi (in palio ci sarà un importante premio finale) e raccolte punti con un catalogo di prodotti realizzato da grandi firme in esclusiva per Parmigiano Reggiano; il tutto all’insegna dell’eccellenza.

Se è vero che il marchio “Parmigiano Reggiano è tra i 10 brand più famosi al mondo occorre che siano adeguati i messaggi e i premi in posti in palio.

Dei 20 milioni di euro destinati alla comunicazione, 12,3 milioni saranno investiti sul mercato nazionale e quattro di questi alle catene distributive e punti vendita.

Al mercato estero invece saranno destinati 8 milioni di euro. “Oggi esportiamo il 38% della nostra produzione. Il 70% di quanto vendiamo all’estero si consuma in Francia, Germania, Regno Unito, Canada e Stati Uniti.”

Dall’analisi di mercato, la  Cina viene esclusa per ragioni di distanza culturale e da una ridottissima  vocazione al consumo di formaggio. Solo 40 chilogrammi al giorno è infatti il consumo attuale di Parmigiano Reggiano che viene dalla Grande Muraglia.

“Pensiamo invece – prosegue Bertinelli – ai Paesi del Golfo, all’Arabia Saudita, agli Emirati Arabi Uniti, a Dubai, che danno un grande valore agli aspetti salutistici del prodotto. In quelle zone il nostro formaggio è visto come un prodotto buono, sano, genuino, ma anche un piccolo lusso che tutti possono permettersi. Fra l’altro, non dimentichiamo che Dubai ospiterà l’Expo 2020 e il Qatar ospiterà i mondiali di Calcio del 2022.

Terzo Pilastro: Lotta alla contraffazione.

“Abbiamo istituito una sorveglianza giorno e notte delle 34 linee degli impianti di grattugia, in modo da garantire che tutto quello che viene commercializzato come Parmigiano Reggiano, effettivamente lo sia. Prima di questi controlli c’erano circa 60mila forme di sbiancato che attualmente sono fuori dal circuito del grattugiato. Oggi le forme in grattugia sono 420mila. Appena insediato ho assunto 25 persone e poco dopo altre 7 per avere una copertura totale, 7 giorni su sette.

Dal Caseificio agli allevatori.

“Abbiamo parlato di quello che faremo dal Caseificio al consumatore, ma adesso dobbiamo lavorare anche sulla parte che va dal caseificio alla base.”

Il nuovo disciplinare impone nuovi parametri, tra sostanza grassa e caseina, e questo obbliga a una nuova e maggiore attenzione da parte dell’allevatore affinché non venga pregiudicata la produzione. Il prodotto verrà infatti sbiancato se verrà superato il rapporto stabilito (1,1 +12% ndr).

Ma grande importanza è stata data alla alimentazione delle bovine e alla loro migliore attitudine genetica all’assimilazione dei foraggi e e al Benessere animale.

“Noi abbiamo anche la responsabilità – sottolinea il Presidente – di essere i produttori del Parmigiano Reggiano. Noi dobbiamo fare le cose giuste anche nei nostri caseifici e nelle nostre stalle. E qui si apre un grande capitolo. Primo perché è giusto. Secondo perché ci conviene. Credo che questi mesi, questa presidenza, che dice di tenere la barra a dritta, ci sta dimostrando che dalla legalità abbiamo solo da guadagnare. Noi siamo quelli che hanno la “Moneta Buona” (Parmigiano Reggiano ndr)”.

Un ultimo inciso Nicola Bertinelli l’ha dedicato al capitolo del benessere animale e all’alimentazione delle bovine. “Stiamo concludendo – informa Bertinelli –  un accordo con l’ANAFI per iniziare uno studio sulla genomica per una vacca destinata alla produzione di Parmigiano Reggiano. Non una vacca solo da formaggio, ma una vacca da foraggio. Una bovina, quindi, predisposta geneticamente a utilizzare nel modo più efficiente i foraggi che, nel nostro territorio, possono essere anche grossolani.”

In effetti, come ha concluso il Presidente, attualmente vengono utilizzate le medesime vacche che si utilizzano oltre Po dove la razione è “fatta con 34 kg. di insilato di mais, 1 kg di paglia e 1 kg di fieno. Noi utilizziamo le stesse bovine. E’ come utilizzare una macchina che va a cherosene con il gasolio agricolo”.

Molti quindi gli spunti che hanno animato il dibattito che è seguito e ha trovato molti concordare anche sulla questione del benessere animale. In particolare, Filippo Arduini di Agriverde, ha richiamato l’esperienza, molto positiva,  per i risvolti economici di stalla, che aveva ricevuto il finanziamento (PSR) sette anni fa e non più rifinanziato per ragioni connesse, presumibilmente, alla difficoltà di rendicontazione e di controllo.